La Villa Cova fu costruita nel 1897 da Luigi Martino Cova, figlio di Antonio e Luigia De Ponti, su progetto dell’architetto Camillo Crespi Balbi, tra i principali esponenti del Liberty. Luigi Martino ebbe tre figli: Felice, Lorenzo e Giuseppe.
Pochi anni dopo, una parte del giardino fu ceduta e vi sorse la villa dell’avvocato Pietro Villoresi e di sua moglie Luigia Belloni, genitori di Maria ed Emilia. Una porticina nel muro di confine unì le due famiglie: Maria Villoresi sposò Felice Cova, noto medico tisiologo del primo Novecento, mentre Emilia divenne una scrittrice attiva nella scena culturale milanese.
Come molte famiglie dell’epoca, anche i Cova scelsero una dimora di villeggiatura e si stabilirono a Malnate, in collina presso Varese, favorita dall’apertura nel 1885 delle linee delle Ferrovie Nord. L’edificio, in mattoni a vista con decorazioni in pietra di Brenno e molera, conserva l’originaria veranda decorata con piastrelle provenienti da Capri, dove Felice Cova aveva vissuto per alcuni anni aprendo la clinica Quisisana.
Durante la Seconda guerra mondiale, la grotta del giardino servì a nascondere il radium dell’Istituto dei Tumori di Milano, salvato da Pierluigi Cova Villoresi, radiologo di fama internazionale e insignito del Premio Madonnina.
Le famiglie Cova e Villoresi furono molto attive nella vita malnatese, contribuendo alla creazione di nuove vie, all’illuminazione pubblica e alla fondazione della Società del gas. Maria Cova Villoresi trasformò la casa in un rifugio per sfollati e persone in fuga, come raccontano i suoi diari.
Dopo un periodo di chiusura, la villa è stata restaurata negli anni ’90 da Emanuela Cova e dal marito Giovanni Salvini. Oggi è nuovamente abitata e vissuta dalla famiglia, luogo di incontro, cultura e convivialità, fedele allo spirito di apertura che l’ha sempre contraddistinta.





