Casa Carmenati è una icona dell’architettura degli anni 70, trasformata in un classico atemporale.
È situata nel punto più alto di S’Agaró (Costa Brava – Girona), con una spettacolare vista a 360 gradi, e se dall’esterno si presenta riservata e osservatrice, dall’interno la luce e la connessione con la sua ubicazione la trasformano.
Progettata dal suo proprietario come dimora famigliare, l’architetto milanese Vincenzo Carmenati (Milano 1931 – Platja d’Aro 2015), che fu anche il designer dei mobili e delle sculture create apposta per ogni angolo dove si trovano, contenitore e contenuto si accordano in una partitura unica, dove ogni elemento partecipa a un ritmo interno nuovo e autonomo. Il termine “ritmo” in questo contesto non è casuale ma veramente descrittivo della sua caratteristica estetica distintiva, e pochi sanno che nasce da una prima vocazione come violinista solista, troncata durante la Seconda Guerra Mondiale. In effetti, da ragazzino studiava violino con il professore Cesare Panini, violinista della Scala di Milano e amico di Toscanini con il quale da giovane esercitava in Conservatorio. L’Archivio Carmenati conserva gli scritti del professore con i suoi apprezzamenti riguardo al futuro violinista, ed era così convinto che la strada fosse giusta che gli regalò il suo violino fatto a Parma nel 1747, anch’esse conservato nell’archivio. Ma la guerra distrusse Milano, e questo fece nascere nel romantico Carmenati la necessità di ricostruire. Studiò architettura nel Politecnico di Milano, fu indirizzato a Caracas da Piero Portaluppi, che, come il professore di violino vide in lui delle attitudini da sviluppare. Venezuela negli anni 50/60 era considerata un laboratorio mondiale per l’architettura, e lì rimase per 5 anni. Torna a Milano con una valigia piena di sogni nuovi da realizzare, e dopo qualche anno la vita lo riporta fuori da Milano, e questa volta in Costa Brava, da dove non andrà mai più via nonostante i lunghi viaggi per progetti meravigliosi per il mondo. Lì si distingue come promotore culturale, con la sua architettura trasforma e contribuisce alla nascita di un nuovo territorio in quel momento ancora vergine e oggi una delle principali destinazioni turistiche.
Casa Carmenati custodisce tutti questi passaggi biografici e li trasforma in forma, e quindi la Casa non è solo un edificio da percorrere, ma anche un modo di stare nel paesaggio. In sé stessa è una scultura abitabile, la musica è presente con valori estetici, e nel giardino interno si riconosce la esperienza carachegna. Un luogo tranquillo, che ispira e trasforma, dove oggi l’archivio promuove e realizza eventi e incontri che per essere capiti devono parlare dei loro moratori, Vincenzo e la sua musa Hena Sormani, ma anche dove chiunque può trovare e interpretare uno spazio proprio. Infatti, sia la Camera di Commercio Italiana che il vice Consolato Onorario italiano sono partners ricorrenti, anche perché in qualche maniera ritrovano lì le loro origini.
Carmenati sostituì l’archetto con la matita, e non smise mai di far suonare la sua caratteristica estetica, che nelle serate di S’Agaró, ancora si può ascoltare e sentire in questa Casa, particolarmente nelle placide sere estive.








