A solo un anno dalla nascita della nostra impresa sociale, aveva saputo vedere quello che sarebbe diventata la rete internazionale di oggi, “una meravigliosa rivoluzione musicale di massa”.
Grazie Angelo, il tuo sguardo acuto e attento, mai banale, è stato fondamentale per la musica e il suo fragile ecosistema.
“Paese del melodramma? Solo in parte. Oggi sono i quartetti d’archi il fenomeno più confortante del panorama musicale italiano. Nel giro di una decina d’anni pare che affrontare la forma strumentale più eletta e impegnativa eserciti un’attrattiva diffusa nei giovani allievi di conservatorio. Sono ormai decine i quartetti italiani che suonano bene, che hanno anima e coraggio, che non si spaventano di fronte alle difficoltà musicali, interpretative, logistiche e caratteriali che la vita in quartetto presuppone. Suonano con slancio giovanile e grinta adulta impressionante. Dialogano senza soggezione con gli autori, ce li fanno sentire vicini, saggi ma poeticamente sfrontati come mai. Erano in due, il Quartetto Indaco e il Quartetto Daidalos – la compostezza benorganizzata e la vertigine della passione (nel Daidalos, in quattro fanno meno di ottant’anni) – nella serata al Gerolamo di Milano. Premiati con una borsa di studio del Fondo Morosini e una tournée della Gioventù Musicale Italiana. Ma sono solo un avamposto del fronte di quartetti d’archi italiani selezionati, sostenuti e fatti conoscere in pochi anni da “Le Dimore del quartetto” in collaborazione con l’Associazione Dimore Storiche Italiane. Oltre venti, ufficialmente. Alcuni già fanno tournée internazionali, altri sono ancora cuccioli ma pensano e suonano da grandi. La storia dell’interpretazione cameristica che in Italia è quasi sempre stata affidata a individualità, può stavolta assumere la forma d’una meravigliosa rivoluzione musicale di massa. Spargiamo la voce. E non perdiamo l’occasione per sostenerli e ascoltarli.”
“Linvasione-rivoluzione dei quartetti d’archi”
Angelo Foletto (2017)
